Analisi della redditività dell’olivicoltura italiana

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Lug 5, 2023

L’olivicoltura italiana genera dei margini economici positivi che aumentano al crescere della superficie aziendale, ma non riesce a remunerare i costi fissi, in particolare quello della manodopera. Il reddito netto (che non tiene conto del costo della manodopera) è infatti risultato negativo in molte regioni e annate

Negli ultimi 10 anni la produzione media dell’olivicoltura italiana è diminuita del 33,2%, a fronte di un aumento dei consumi mondiali del 42% e di un aumento della produzione mondiale del 38% (dati Coi – Consiglio oleicolo internazionale).

Ne consegue che la maggior parte dell’olivicoltura italiana è scarsamente competitiva e non è in grado di adattarsi alle dinamiche del settore olivicolo mondiale.

Il presente articolo riporta i risultati di una valutazione della redditività delle aziende olivicole italiane, a seguito di una ricerca del Dipartimento di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università di Perugia.

Le elaborazioni sono state effettuate partendo dai dati medi del campione Rica relativi alle aziende olivicole nel quadriennio 2014-2017, il campione è stato suddiviso nelle seguenti tre classi di ampiezza di superficie olivicola:

  • superficie a oliveto compresa tra 0,5 e 4 ettari;
  • superficie a oliveto compresa tra 4,01 e 8 ettari;
  • superficie a oliveto superiore a 8 ettari.

La quasi totalità degli oliveti facenti parte del campione Rica è di tipo tradizionale.

Lo scopo della redazione dei conti colturali suddivisi per classe di ampiezza è stato quello di evidenziare i principali punti di forza e di debolezza del settore, anche sulla base della superficie aziendale coltivata a olivo, per poi definire successivamente delle possibili alternative di ristrutturazione dell’olivicoltura italiana, mediante considerazioni a livello economico-gestionale.

Analisi della produzione media.

La produzione media delle aziende aumenta all’aumentare della superficie aziendale coltivata a olivo: a livello nazionale passa dalle 2,7 t/ha delle aziende con superficie a oliveto di 0,5-4 ha a 3,1 t/ha delle aziende di superficie di 4,01-8 ha e alle 3,4 t/ha delle aziende superiori a 8 ha, sia a livello nazionale sia regionale.

Tale incremento è probabilmente correlato alla maggiore specializzazione dell’azienda, sia dal punto di vista tecnico e della manodopera sia delle attrezzature.

Le regioni nelle quali si è riscontrata una maggiore produzione media del campione nel quadriennio sono: Liguria 5,5 t/ha; Calabria 5,0 t/ha; Puglia 3,3 t/ha; Sicilia 2,1 t/ha.

Le aziende con la produzione media più bassa sono in Toscana, con 1,3 t/ha.

Analizzando e confrontando la produzione lorda totale (data dalla media delle quattro annate di riferimento

2014-2017) si nota, in alcuni casi, un incremento del valore all’aumentare della superficie aziendale, in altri casi l’esatto contrario.

Il valore della produzione lorda totale in Italia è circa 1.700 euro/ha, le regioni in cui si sono riscontrati valori più alti sono Liguria, Calabria e Lazio. Le regioni con le produzioni lorde totali minori sono Toscana e Umbria.

Reddito operativo: come interpretarlo

Dall’analisi della redditività dell’olivicoltura italiana è emerso che le aziende con dimensioni superiori a 8 ettari hanno un reddito operativo migliore, derivante dalla maggior produzione lorda vendibile e minori costi fissi (soprattutto di manodopera).

L’incidenza dei costi della manodopera diminuisce all’aumentare della superficie aziendale; in alcuni casi si ha un calo del 50% delle ore tra la classe di superficie 0,5-4 e >8 ha.

I costi variabili non sono elevati e hanno una scarsa incidenza sui costi totali, che varia dal 10 al 15%.

Il reddito netto (che non tiene conto del costo manodopera) in alcune regioni e in particolari annate è risultato negativo.

Il reddito operativo migliora all’aumentare della superficie aziendale, ma nella maggior parte delle regioni è negativo, tranne in Liguria e Calabria.

Il reddito operativo potrebbe sembrare poco realistico a causa dei margini molto negativi, perché la Rica tiene conto delle ore totali a ettaro moltiplicandole per tariffe variabili a seconda del lavoro. Invece, nella realtà, spesso accade che l’olivicoltore non consideri o consideri solo parzialmente il proprio lavoro e/o quello della propria famiglia, ottenendo, soprattutto nelle aziende di minori dimensioni, un reddito operativo più simile al reddito netto.


Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 41/2020
Analisi della redditività dell’olivicoltura italiana
di Angelo Frascarelli e Giacomo Italiani
Dipartimento di Scienze agrarie alimentari e ambientali Università di Perugia

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