L’evento organizzato dalla nostra Rivista a Vetralla (VT) ha tracciato le strategie agronomiche ed economiche per rafforzare la competitività dell’olio evo italiano sui mercati internazionali
Dalle innovazioni nelle forme di allevamento alla scelta mirata delle varietà, passando per le strategie di valorizzazione della qualità, le «Scelte agronomiche per la sostenibilità economica dei nuovi oliveti» – titolo dell’evento organizzato da L’Informatore Agrario presso il Frantoio Battisti dell’OP Latium a Vetralla (VT) lo scorso 22 maggio – sono diverse, ma accomunate da un obiettivo principale: rafforzare e consolidare il ruolo competitivo dell’olio evo italiano a livello internazionale.
L’evento, organizzato in vista di Olivo in Campo – manifestazione in programma il 30 settembre e 1° ottobre 2026 presso le aziende Arte Olio e Leoverde nel cuore della Maremma, a Roccastrada e Braccagni – è stato aperto dal sindaco di Vetralla Sandrino Aquilani, seguito da David Granieri, Presidente di OP Latium e Unaprol, e Giulio Menegali Zelli Iacobuzi, Presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente del Consiglio Regionale del Lazio. Tutti hanno evidenziato quanto l’Italia occupi una posizione di eccellenza nel panorama olivicolo internazionale, grazie alla qualità delle produzioni e al profondo radicamento territoriale. «Tuttavia, per consolidare questo primato, è indispensabile puntare su innovazione tecnologica – ha sottolineato Granieri – coordinamento di filiera, adattamento ai cambiamenti climatici e rinnovamento degli impianti produttivi».
Il mercato dell’olio tra luci e ombre
Tiziana Sarnari (Ismea) ha presentato un quadro aggiornato sull’andamento del mercato e dei prezzi dell’olio extravergine di oliva. I dati sono incoraggianti sul fronte produttivo: le stime sulla produzione nazionale si attestano a 325.000 t, con un incremento del +31% rispetto all’anno precedente.
Sul fronte commerciale, con l’avvio della nuova campagna produttiva 2025/26, i prezzi dell’olio extravergine di oliva nei Paesi competitor si mantengono su livelli nettamente inferiori a quelli italiani (attualmente attorno ai 7 euro/kg), con quotazioni che vanno dai 3,70 euro/kg della Tunisia ai 4,98 euro/kg della Grecia.
Modelli colturali e condizioni pedoclimatiche
Giacomo Italiani, agronomo del Gruppo Farchioni, ha ha preso in esame costi di impianto, resa produttiva e sostenibilità economica nel lungo periodo dei tre modelli principali: tradizionale, intensivo e superintensivo.
«Gli impianti ad alta densità non rappresentano un modello universale ha chiarito – ma laddove le condizioni lo consentano, permettono di aumentare il reddito netto e di ridurre l’esposizione alla volatilità dei costi di manodopera». In sostanza, la redditività dipende in modo determinante dal modello colturale adottato, poiché è quest’ultimo a stabilire quanta produzione si riesce a stabilizzare nel tempo e a quale costo.
Primo Proietti, docente dell’Università di Perugia, ha confermato come suolo, clima e fattori ambientali influenzino in modo significativo crescita, produttività e qualità dell’olio. Su tutto, la scelta varietale resta una leva strategica fondamentale per adattare la coltura ai diversi contesti territoriali e al cambiamento climatico, vera incognita per la redditività di questa coltura.
Stefano Cifeca, Responsabile dell’assistenza agronomica di OP Latium, Stefano Cifeca ha chiuso la sessione tecnica evidenziando le principali criticità della gestione agronomica dell’oliveto nel Lazio, legate, appunto, in gran parte all’andamento climatico. Dalla potatura invernale ostacolata da piogge e freddo, alle difficoltà primaverili nella lavorazione di suoli umidi e compatti, fino alla raccolta autunnale condizionata da avversità atmosferiche e da una produttività difficile da pianificare, ogni fase della stagione presenta sfide specifiche che pesano sulla gestione aziendale.



