Tra quotazioni in calo per l’olio evo e costi di produzione in aumento, la filiera olivicola italiana opera in un contesto in cui è sempre più difficile raggiungere la sostenibilità economica. Cultivar, sistemi colturali, meccanizzazione e cooperazione diventano leve decisive per avere un vantaggio competitivo.
È questo il messaggio emerso dal convegno «La redditività dei nuovi oliveti parte dalle scelte agronomiche», organizzato lo scorso 11 giugno da Edizioni L’Informatore Agrario in collaborazione con Agromillora e ospitato da OL.MA. – Collegio Toscano degli Olivicoltori (Braccagni).
L’evento, che anticipa Olivo in Campo, manifestazione in programma il 30 settembre e il 1° ottobre 2026 in provincia di Grosseto, è stato aperto da Fabrizio Filippi, presidente di OL.MA e del Consorzio di tutela dell’olio igp toscano, il quale ha evidenziato come, la frammentazione aziendale e la grande biodiversità varietale, che potrebbero rappresentare una criticità strutturale, siano invece un punto di forza grazie alla cooperazione. «Aggregazione dell’offerta – ha dichiarato Filippi – economie di scala e attenzione alla qualità consentono all’olio certificato igp toscano una migliore tenuta dei prezzi anche nei momenti di crisi di mercato».
La necessità di fare sistema ha trovato riscontro nei dati di Fabio Grillo Spina (Icqrf). «Al 31 marzo 2026 – ha spiegato – le giacenze nazionali superavano le 304.000 t di olio, in aumento rispetto al 2025, ma il comparto continua a fare i conti con la riduzione delle superfici e della produzione nazionale». In questo contesto coordinare produzione, trasformazione e commercializzazione riduce la frammentazione e aumenta la competitività.
«OL.MA nasce nel 1969 proprio con questi obiettivi, e oggi – ha dichiarato Alessandro Tincani, responsabile dell’assistenza agronomica della cooperativa – rappresenta una delle realtà più importanti del settore olivicolo toscano». Le attività a supporto dei soci spaziano dalla progettazione degli impianti al supporto tecnico e formativo. A queste si affianca il monitoraggio fitosanitario, con la pubblicazione di un bollettino settimanale che supporta la gestione della difesa dell’oliveto, resa sempre più complessa dalla progressiva riduzione delle sostanze attive disponibili e dagli effetti del cambiamento climatico.
Sul tema è intervenuto Massimo Gragnani (Servizio fitosanitario della Regione Toscana), soffermandosi sul controllo della mosca dell’olivo: «La tempestività degli interventi e la corretta interpretazione dei dati di monitoraggio sono fondamentali per garantire la qualità delle produzioni e limitare le perdite».
«In quest’ottica risulta utile – ha evidenziato Riccardo Gucci, docente dell’Università di Pisa – che in fase di scelta varietale non si tenga conto solo della produttività, ma di caratteristiche come la sensibilità agli attacchi della mosca, la resilienza ai cambiamenti climatici e la possibilità di meccanizzare le operazioni colturali».
«La meccanizzazione totale dell’oliveto – ha sottolineato Federico Marocca (Agromillora) – è raggiungibile solo attraverso una progettazione dell’impianto basata su precisi criteri agronomici e varietà adatte a questo tipo di gestione».
È evidente che la riduzione dei costi che si ottiene grazie alla raccolta meccanizzata si traduce in una maggiore redditività, come ha dimostrato Angelo Frascarelli, docente dell’Università di Perugia, attraverso il confronto dei conti colturali di diverse forme di allevamento dell’oliveto: «Gestione tradizionale, intensiva e ad alta densità adatta anche per le produzioni igp, rivelano chiaramente il vantaggio economico di quest’ultima, che genera un reddito medio annuo per ettaro pari a circa il doppio rispetto al sistema tradizionale». L’alta densità, ha precisato però Frascarelli, non è un approccio valido in ogni contesto, ma una scelta da valutare in base alle condizioni pedoclimatiche e alle competenze tecniche dell’imprenditore.



